“Bedda Siciliana”

by Velvet Claw

Fotografia da: Gertrude XA Lim

Fotografia da: Gertrude XA Lim

Ella fu una colomba, mentre fui
Un pazzo randagio
Viaggiante senza meta, scivolando dappertutto
Calpestando i marciapedi della Sicilia
Scippando
Idee dai cervelli di coppie innamorate, presso le fontane
Mentre in passeggiatura.

I suoi occhi grigio
Tennero anche ‘l verde del Tirreno
Ma non me ne rendii conto mai,
Anche quando giocavamo
L’anziano gioco dell’amore
Da lontano,
Occhio ad occhio
Fra tavole nel calore di sere
Trascorse al cuore di Palermo.
E fu così che andarono le cose.

Ma guardate voi, nun parrava lu Sicilianu
…Eppur a lei, sconosciuto fu l’inglese (figuratevi) – ma che cos’è, allora
Che suscitava in me? che cos’è
Che visse in lei in me — ed in noi — in quel momento?
Oppure ch’ebbe portato noi due insieme,
Come due denti
Negl’ ingranaggi d’un campanile?

Recandoci
Nel suo albergo feciamo costruire
Ancoraggi che riempimmo
Con laghetti d’acqua, e il solleone ardente del Mezzogiorno.
Ero una marea, fu lei una barca, legata
Al mare, murmurando presso da Messina

Mentre saliva e sciolse
Il suo carico di vini, pane e poesia
Al fondo del nostro mare;
Ella s’appoggiò la testa sulle mie ginocchia.
Giocai con la sua pelle, fredda dall’alabastro,
Mentre ci bagnemmo in vino, versandoci e
Lappandoci.

Ella
A turno
Alle sue mamelle mi strinse
Come una gemme affondata dagli orafi del Bizanzio
In metallo fuso.

Ell’ era una colomba, ma ero
Un matto spericolato
Immerso in un oceano, sorgendo dai migliori dei vini di lei
Mentre c’avvolse la notte viola
In lenzuole di velluto.
Anch’ ella pose un diadema, pieno delle stelle più brillanti
Sul mio crine.

Fotografia da: A Marcos-Nog

Nel silenzio, figure di marmo e terracotta
Fecero guardia nella piazza
Contro gli intrusi.

Una volta, c’era l’aroma di rose che veniva
Sulle brezze dalle colline;
E ‘l profumo di patchouli, di loti, di gardenie;
Santi e degni dell’orgoglio furono i gelsomini; fiero fu ‘l basilico
E le caldissime carezze di cuori da cedri ed aceri.

Però
Ci solo rimangono adesso
I ricordi della mirra
Per accompagnare il silenzio del tempo
Che seguì la nostr’ allegria.

Era una colomba lei
Che volò via,
Ed io resto un pazzo spericolato
Che, una volta diventato un re per un giorno,
Si credette sovrano
Di tutta l’eternità.

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© 2014 Renato Hoi. Tutti i diritti riservati. Renatus Hoi. All Rights Reserved.

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